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Juventus, De Ceglie: "Sono stati dodici mesi da incubo"

Il terzino lascia i bianconeri dopo l'ultimo anno fuori rosa: "Non ho rancore"

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L'addio alla Juventus dopo 22 anni e dopo l'ultima stagione vissuta da fuori rosa. Paolo De Ceglie dal 1° luglio non sarà più un giocatore di proprietà dei bianconeri e alla Gazzetta dello Sport confida il suo stato d'animo e i perché della rottura con il coub di corso Galileo Ferraris: "E' successa una cosa che nel calcio può capitare: non trovi l'accordo con la societ, il tempo passa e la situazione non si risolve. Alla fine, rimani senza una soluzione, fuori da un progetto, spalle al muro".  

Sono stati 12 mesi complicati per il terzino: "Potevo allenarmi da solo, ma sarebbe stato ancora meno bello, ho preferito aggregarmi ogni giorno alla Primavera, ringrazio Fabio Grosso e il suo staff per avermelo concesso. Ho giocato qualche amichevole con loro (...) Nonostante tutto sono ancora in forma, anche se è stato un anno difficilissmo. Senza il campo, senza la possibilità di giocarsi il posto è un incubo che non auguro a nessuno. Non avrebbe avuto molto senso allenarmi con la prima squadra: non puoi stare stabilmente in un gruppo di cui non fai parte. E in cui non sei voluto".   

De Ceglie nega però ogni addebito in merito ai rifiuti di offerte da parte di altre squadre: "E' passato questo messaggio, che fossi quasi viziato e abbia detto semplicemente no ai club che mi venivano proposti. Non è così, c'è una spiegazione a monte: la rottura è arrivata perché non è stato trovato un buon accordo, non si sono tenute in considerazione tutte le parti in causa. E' mancata una intesa generale sul mio futuro".     

La storia avrebbe potuto essere ben diversa: "Vi racconto come è andata davvero a Marsiglia: fino a gennaio (del 2016 ndr) ho giocato, prestazioni discrete in una squadra che non andava bene. A gennaio mi era stata garantita la cessione in Liga e, invece, mi hanno tenuto là. Come reazione, non mi hanno fatto più giocare: si valuti bene prima di parlare di disastro".   

Nonostante il brusco addio De Ceglie manda un messaggio chiaro alla Juve: "Non mi aspettavo di finire in uan situazione simile e non giudico i modi usati dal club. Vorrei dire una cosa semplice: non ho rancore. Anzi, lasciando il club dopo una vita, mi si stacca un pezzo di cuore. E per me la Juve non è questa cosa conosciuta nell'ultimo anno, ma quella dei 21 precedenti. Rappresenta un riferimento per sempre. Da quando sono arrivato a 8 anni e ho messo la prima maglia vista prima solo in tv a quando sono diventato uomo. Farò sempre il tifo per i bianconeri".  

Nel futuro di De Ceglie c'è ancora il calcio giocato: "Dove? Ascolto tutte le proposte, non ho preclusioni. L'America può essere una soluzione per un viaggiatore come me: parlo frabcese e spagnolo, migliorare l'inglese non sarebbe male".