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Juve, sorpresa Allegri: "Tra 5-6 anni smetto"

Il tecnico a GQ: "Champions? Vincerla ora è più difficile rispetto a 30 anni fa"

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Massimiliano Allegri a 360 gradi in un’intervista concessa per il numero di ottobre di GQ in cui il tecnico bianconero affronta diversi temi, dal futuro alla Nazionale, passando per la Juve e la Champions League. Il primo passaggio è subito una sorpresa: “Tra cinque o sei anni smetto di fare l’allenatore – svela Allegri – e succederà quando non mi divertirò più ad insegnare e a vedere i giocatori che migliorano. Per me è questa la più grande soddisfazione, mi piace lanciare ragazzi giovani che diventano grandi. Quando non sentirò più queste sensazioni, non avrà più senso allenare”.

Il tecnico livornese, però, non esclude di poter allenare, un giorno, la Nazionale: “L'idea di smettere tra cinque o sei anni c’è, ma la Nazionale mi interessa. La Nazionale è un’altra cosa. È un motivo di grande orgoglio. I ragazzi azzurri nati tra il 1992 e il 2000 sono molto bravi, quella del futuro sarà una Nazionale fortissima.”

Allegri svela anche qualche curiosità sul suo modo di preparare le partite: “Ogni lunedì mi arrivano dei pacchi di roba con tutti i numeri e le statistiche immaginabili, ma io guardo soltanto due cose: i falli fatti e subiti e i contrasti aerei vinti e persi. Perché se fai fallo vuol dire che sei vicino alla palla. E infatti anche nella finale di Cardiff, appena è finita l’aggressività ci hanno gonfiati come zampogne nel secondo tempo”. E le analisi in video tanto utilizzate dai colleghi? “Io non sto ventisei ore a preparare una partita, sono un allenatore naturale e non costruito. Guardo quello che devo guardare e in un quarto d’ora capisco quello che posso capire. Se restassi tutto il giorno a guardare video, alla fine non capirei nulla…“

Infine il tecnico bianconero parla anche della sua Juventus: “Sono contentissimo della rosa, è stata migliorata e non era facile. I tifosi devono liberarsi della negatività, senza pensare alle sconfitte passate perchè le finali si vincono e si perdono, è sempre stato così. Talvolta serve un po’ di sana follia, lo dico anche ai giocatori. Perchè di fenomeni nel calcio ce ne sono solo uno o due, come in ogni periodo storico: la differenza rispetto al passato è che oggi tante squadre spendono molti soldi per giocatori forti. Ecco il motivo per cui vincere la Champions oggi non è la stessa cosa che vincerla venti o trent’anni fa“.