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Juve, Higuain: "Fiero e felice di aver lasciato Napoli"

Il Pipita si racconta: "Per Sarri ero pigro, Ronaldo il migliore"

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Dopo la qualificazione agli ottavi di Champions conquistata sul campo dell'Olympiacos e alla vigilia della supersfida di campionato contro l'Inter, Gonzalo Higuain si confessa in una lunga intervista a "So Foot" in cui racconta in particolare del suo clamoroso addio al Napoli, del suo rapporto con Sarri e in generale delle tappe della sua carriera.

Si parte dall'estate del 2016 e il Pipita si dice molto soddisfatto della scelta di trasferirsi a Torino: "Non è stata una decisione facile, ma ne sono fiero e felice visto che poi ho disputato una finale di Champions. Le contestazioni? Un fischio lo senti anche tra dieci che applaudono. Meglio essere preparati mentalmente, altrimenti puoi cadere da molto in alto". A Napoli Higuain aveva instaurato un rapporto molto stretto con il tecnico Sarri: "Disse che ero pigro perché voleva segnassi come Messi e Ronaldo. Aveva un po' ragione.

Dopo infatti ho fatto 36 gol". A proposito di Ronaldo, che oggi riceverà il quinto Pallone d'oro della carriera (cerimonia su Premium Sport a partire dalle 19.30), Higuain si sbilancia e tra il portoghese e il Ronaldo brasiliano non ha dubbi: "Non è una questione di paese, né una questione di generazione: è impossibile dire che il Fenomeno non è stato il più forte del mondo. Ho sempre avuto un debole per lui. Cristiano? Ha detto una grande verità: nel calcio i nemici ti rendono migliore, non perché ti mostrano che sbagli, ma perché le loro critiche sono destinate ai più forti".

In passato il Pipita ha dimostrato di subire molto le critiche (come confermato anche da Messi), ma tantissimi sono stati anche gli attestati di stima e uno in particolare gli è rimasto dentro: "Dopo una vittoria a Udine in cui rimasi a secco, Buffon mi diede i brividi: disse che incarnavo lo spirito Juve e che avrebbe chiesto ad Allegri di mostrare la mia partita per una settimana alla squadra. I complimenti di uno come lui mi rendono doppiamente felice. Critiche ed elogi li ascolto se provengono da chi conosce il calcio. I miei nuovi compagni? Se non gioco bene, capita che me lo facciano notare, ma per farmi sentire importante. Le loro critiche mi hanno migliorato. Ho voluto provare che su di me non si sbagliavano".