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Juve, Allegri: "Cessioni eccellenti? Le scelte condizionano i risultati"

Il tecnico: "Mai stato pessimista, sempre realista, se qualcuno partiva. E al club l'ho sempre fatto capire"

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L'etichetta di allenatore aziendalista l'ha sempre avuta, anche ai tempi del Milan. Massimiliano Allegri, ora tecnico della Juve, non è un tipo alla Mourinho o alla Mancini che dai loro presidenti pretendono grandi spese per raggiungere gli obiettivi prefissati. Il tecnico lavora col materiale che la società gli mette a disposizione e nell'intervista concessa a Calcio e Finanza l'ha fatto capire ancora una volta.

"In passato - spiega Allegri - quando mi sono state annunciate cessioni importanti, pesanti nella gestione del gruppo, sono sempre stato realista ma mai pessimista. Io credo che la nostra capacità debba essere soprattutto quello di far emergere la parte buona nella negatività. Per questo ho sempre lavorato in base ai piani della società pur mettendo di fronte la proprietà alla realtà tecnica di un gruppo che anche in base alle loro scelte può perseguire, centrare o fallire, determinati risultati".

Il tecnico ha trattato proprio il tema dei rapporti tra allenatore e club: "Oggi in Italia si è creata quasi una fobia per cui un allenatore è il responsabile tecnico ma non deve essere un manager, ma da persona che collabora con la società pone le base per successi e quindi deve conoscere le strategie economiche della società e gli obiettivi. Operativamente ci può essere un lavoro quotidiano ma comunque sempre di stretta collaborazione per confrontarsi capire le esigenze della società. A volte ci si sente anche cinque volte al giorno, ciò che considero più importante è che il confronto sia continuo sia per fare valutazioni tecniche che per capire le esigenze della squadra e della società".