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I Mondiali più belli di sempre: ma io non li ricordo

L'incidente dopo Inghilterra-Colombia: la mia estate è finita lì

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Il racconto (particolare) da parte di un collega della redazione di come ha vissuto gli ultimi Mondiali: un incidente dopo Colombia-Inghilterra ha cancellato a metà il ricordo di Russia 2018. Ora per fortuna sta bene, ma che occasione persa...

Mediaset, i migliori Mondiali della storia. Ma io non ricordo nulla. Pier Silvio Berlusconi esulta, i francesi pure, ma come ha fatto a non vincerlo il Brasile? "Ti ricordi quella volta al Mondiale del...?". La domanda è tipica, il giochino anche divertente per gli appassionati, ma per il resto della mia vita per me quando qualcuno dirà 2018 sarà un problema.

Probabilmente quando tra amici si parlerà delle accelerazioni di Mbappé, della tripletta di CR7, della figuraccia teutonica, dell'inattesa serata di gloria di Akinfeev, io ricorderò un'immagine completamente scura e una voce, fastidiosa, che a 30 anni suonati ti invita a fare la cacca nel pannolino. L'aquila di Shaqiri, la Var o il sacrificio di Kanté? No, per me l'anno Mondiale è durato soltanto pochi giorni e ancora non ho capito come ha fatto a non vincere il Brasile. Una squadra perfetta quella di Tite, almeno così mi sembrava sulla carta, una corazzata, senza difetti, ma fatta fuori dal... Belgio. Dal Belgio che incanta da anni ma poi non vince mai nulla, dal Belgio che lascia a casa Nainggolan ma poi va quasi fuori ridicolizzato dal Giappone.

Non seguirà alcuna spiegazione tattica o umorale del perché sia andata così e abbia vinto la gufatissima Francia perché semplicemente non lo so. Sono andato a stamparmi col motorino la notte di Colombia-Inghilterra e ora ne posso scrivere solo grazie a quello che chi crede definirebbe miracolo. "Quanto ha fatto l'Inghilterra?", "Giocami X primo tempo su tutti i quarti" riuscivo solo a dire (deliravo? Dicono di sì) sdraiato nella mia nuova prospettiva, da cui avrei seguito il resto della scintillante rassegna iridata russa.

Di mestiere faccio il giornalista sportivo e mentre la Juve comprava CR7 io ero assente, lontano, interessato agli accadimenti esterni quanto alla scelta del menu del pranzo: pochissimo. Un'immagine scura? Magari. Dai quarti in poi i Mondiali diventano nebulosi e le uniche immagini concrete riguardano una stanza asettica, verde, dolore, antibiotici, punture e i visi di tutti i miei compagni di disavventura. Li sentivo, li ricordo bene gufare la Francia in finale, sia il pregiudicato che stava finendo i domiciliari al Niguarda, sia il pazzo che girava per l'ospedale saltellando sulla gamba buona e mandando fuori di testa le infermiere, ma io impazzivo perché non capivo, non avevo sotto controllo la genesi del trionfo francese.

Per cercare di rimanere collegato scommettevo su qualunque match e non spegnevo mai la mia tv, ma è stato tutto come un sogno, ricordo meglio la semifinale di Italia '90, quando avevo tre anni, di quelle di quest'anno. I tre Leoni avanti, nonostante il gol di Yerry Mina (3 ai Mondiali e 4 partite col Barça quest'anno) nel recupero, io che vinco, offro da bere, poi il buio. Completo. Che botta che ho dato, "sei vivo per miracolo" mi ripetevano tutti, ma c'erano i Mondiali e io volevo vederli, ricordarli come la finale del '94, la delusione del '98, la felicità matura del 2006, volevo altri ricordi, un'altra parte di me.

E invece stavolta niente: nessun eroe, nessuna maglia, nessuna tattica, la partite scorrevano sullo schermo e io assistevo senza guardare, inebetito dalla mia condizione di quasi vivo. TUTTO vivo posso dire adesso che sono a casa con estrema gioia. Ma i Mondiali sono fniti e con loro la mia estate, che aspettavo da quella maledetta notte di novembre, simile a quella del post Inghilterra-Colombia, ma senza pioggia, quando gli svedesi ressero l'impatto di San Siro facendoci fuori. Facendoci male. Come male, tanto, mi sono fatto io, che ho visto Russia 2018 da un letto di ospedale.

Marco Mugnaioli