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Raiola: "Donnarumma? Non è mai stata una questione economica"

L'agente del portiere: "Non potevamo più accettare certe minacce e certe tensioni"

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La sua verità. Mino Raiola è rimasto in silenzio per tre giorni, giovedì ha lasciato che Fassone desse la sua versione dei fatti nella breve conferenza stampa indetta dopo il mancato rinnovo di Donnarumma, poi avrà letto l'intervista di Massimiliano Mirabelli. Adesso ha deciso di venire allo scoperto. Ha pensato che non fosse più l'ora di stare zitti.

"Dietro la decisione di non rinnovare c'è una situazione troppo ostile e violenta che si era creata e da cui non si poteva più uscire - esordisce Raiola nell'intervista con il nostro Claudio Raimondi - Lui è stato minacciato, la famiglia è stata minacciata: minacce di non giocare, di morte, striscioni mai tolti dalla società e un atteggiamento passivo nei suoi confronti. Non è mai stata una questione economica, se due parti vogliono trovare una soluzione la soluzione si trova. Visto che loro erano in giro con il budget di un top player e il top player ce l'hanno in casa, io sicuramente avrei trovato un modo per soddisfare le parti, ma non siamo mai entrati in quei discorsi".

"Secondo me un top player non si gestisce così - continua il procuratore - Troppo esuberanti, i toni sbagliati, i rapporti non giusti. Io avevo già garantito alla società che non saremmo partiti a parametro zero, l'ho sempre detto e pensavo fosse sufficiente almeno per mettere tranquilla la parte patrimoniale della cosa, ma non è stato capito. Non era una questione di rubarsi il giocatore, ma forse ho sbagliato io, non sono stato molto convincente, non lo so. E' stato gestito tutto male secondo me".

"Alcuni hanno detto che c'è dietro l'offerta di una grande? Quelle c'erano già da quando aveva 16 anni e anche quando ne aveva 14, quindi se voleva andar via sarebbe andato via quando non era il titolare del Milan. Ti ripeto, non è questo, noi non abbiamo nessun accordo con nessuna società, nessuna società ci spinge a fare certe cose. Il problema non è economico, è una questione di forma: non potevamo più accettare certe minacce, certe tensioni, lo stress psicologico, la passività della società nei confronti di Gigi".

Il problema dunque sembra essere stato Mirabelli, che ha gestito la trattativa in prima persona: "Io parlo del Milan, poi sai Mirabelli è stato l'esponente che ha condotto questo e quindi si prenderà le sue responsabilità". E se il club facesse retromarcia e usasse altri toni? "Oggi non voglio riaprire questi discorsi perchè sarebbe riaprire un'altra volta il circo e non lo voglio fare. Io contro il Milan non ho niente, i rapporti con Fassone sono ottimi e se ci dobbiamo parlare ci parliamo, ma ormai loro hanno fatto la loro scelta: si doveva decidere il 13 e noi abbiamo deciso".

"Il Milan cerca un altro portiere? Hanno il diritto di cercare anche altri sette portieri, non è mica un nostro problema", aggiunge Raiola, che poi conclude parlando della possibilità che Gigio passi tutto il prossimo anno senza giocare: "Sì, è un rischio importante. Se sarà giudicato per le sue qualità di sicuro non lo perde l'anno, se invece ci sono altre situazioni che costringono l'allenatore a prendere certe decisioni allora forse lo perde. Per me è mobbing se minacci un giocatore di stare un anno in tribuna".