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Lucas Moura: "Psg, mi hai trattato come una nullità"

Il brasiliano ora al Tottenham: "Non capisco perché non giocassi, è stato frustrante"

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Un minuto su 180. Lucas Moura ha visto dalla panchina la sconfitta del suo Tottenham contro la Juve nel ritorno degli ottavi di Champions e, chissà, la sua mente deve essere tornata ai tristi giorni di Parigi, dove in sei mesi aveva messo piede in campo appena 5 volte, mai da titolare. Se n'è andato dal Psg perché stufo di stare seduto a guardare, la sua speranza è che le cose cambino in Premier League. Ma intanto si è sfogato contro il suo vecchio club.

"Ancora oggi non capisco perché non giocassi. Ho fatto la mia stagione migliore l'anno scorso, sono stato il secondo miglior marcatore, tantissimi assist e all'improvviso ho cominciato la nuova stagione senza giocare. Andavo ad allenarmi e nei giorni delle partite restavo a casa, neppure in gruppo. Per fortuna ogni volta che non mi convocavano, prendevo mio figlio in braccio e dimenticavo i problemi. Mi ha dato molta forza. Ma non potevo fare altri sei mesi così".

"Sono stati i sei mesi più difficili della mia carriera, dovevo accettare una nuova sfida, perché il Mondiale si avvicinava e dovevo giocare. A Parigi non è stato possibile e non so il perché. La cosa più difficile è stata lasciare un posto che adoravo, nel quale mi ero adattato bene, e soprattutto gli amici che mi ero fatto lì. Ma è stato frustrante anche andar via sapendo di poter dare un contributo".

"Negli ultimi 5 anni avevo costruito una bella storia con il Psg, ma andar via in quel modo è stata dura. Mi hanno trattato come una persona senza importanza, come se non avessi fatto niente per il club. Ma non porto rancore. Ringrazio Dio, Leonardo e il presidente che hanno avuto fiducia in me sono venuti a prendermi a San Paolo. Ho imparato molto, non voglio che sei mesi cancellino il resto".