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Mondiali 2018, -9 giorni: "Insalata Russia" con Aleksey e Anton Miranchuk

I gemelli del destino provano a regalare un sogno alla Russia

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Mancano 9 giorni al Mondiale di Russia 2018. Ogni volta, sempre la stessa storia: “Che palle, la prossima coppa del mondo sarà tra quattro anni”. Eccoci, neanche il tempo dirlo. Meno di due mesi. Siccome è da quando collezionavo le figurine di Valderrama (nel senso solo quelle di Valderrama, perchè volevo vedere quel testone ovunque) che volevo esserne parte attiva, e stavolta ci sarò, giorno e notte per regalarvi il mese del più bello della nostra vita, ho pensato di rompervi le scatole in anticipo.

Su PremiumSportHD.it, una al giorno, storie mondiali, quelle più banali, più incredibili, quelli che andranno, che lo vedranno al ciringuito di Formentera, quelli che vorrei, quelli che vorrei ma non (c’è) posto, nei 23. 2018, caratteri a storia. Non uno di più.

AAA cercasi eroe nazionale. Giochi il Mondiale in casa, ti guardi nello spogliatoio e non trovi uno straccio di leader, di vate, di luce, che possa spingere gli alri ventidue verso l’obiettivo minimo, primario oltre che storico. Resta sotto le macerie dell’URSS l’ultima partita in uno scontro a eliminazione diretta al Mondiale: 1986, ottavi di finale, ko 4-3 con il Belgio ai supplementari, inutile tripletta di Igor Belanov. Da quel giorno la Russia ha sempre perso la sua guerra fredda con la coppa del mondo dopo le prime tre partite del girone.

La madre Russia è senza un padre calciatore. Senza messia. E sarà così anche per il torneo casalingo. Un guizzo di Dzagoev, un colpo di Smolov, un assist di Mario Fernandes, tutto utile, niente d’indispensabile. A meno di puntare sull’effetto famiglia. Pensionati i gemelli Vasili e Aleksey Berezutski con le loro 159 presenze in maglia Sbornaya (la nazionale), il testimone è adesso nei piedi della famiglia Miranchuk, sempre gemelli, nati il 17 ottobre 1995, professioni diverse da quella banda del buco dei Berezutski. Aleksey (mancino) e Anton (destro), ufficializzati nei 23 dal ct Cherchesov, guardano avanti.

In senso tattico: seconda punta il primo, più centrocampista il secondo. Il numero 59 e 60 della Lokomotiv Mosca, entrambi scartati da ragazzini dal settore giovanile dello Spartak per carenze fisiche, hanno percorso la strada nel calcio in tandem. Aleksey guida, Anton guarda il paesaggio e il fratello diventare punto fermo della Lokomotiv. Tanto da essere scambiato per il gemello dalla presidentessa Olga Smorodskaya dopo la finale di Coppa di Russia 2015: “Complimenti per il gol, bravissimo”. Sì, però ha segnato l’altro gemello. Anton è lo SfigatOne della coppia. Finchè non scappa a Tallin, torna con 14 gol in 30 partite nel trolley e il leggendario Yuri Semin punta su di lui. In due saltano una partita di campionato, la Lokomotiv torna dopo 14 anni e la Russia senza eroi ha quantomeno due gemelli del destino sui cui puntare.

Franco Piantanida