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Mondiali 2018, -7 giorni: "Insalata Russia" con Iago Aspas

L'attaccante della Spagna da piccolo mentii sull'età per entrare nella cantera del Celta

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Mancano 7 giorni al Mondiale di Russia 2018. Ogni volta, sempre la stessa storia: “Che palle, la prossima coppa del mondo sarà tra quattro anni”. Eccoci, neanche il tempo dirlo. Meno di due mesi. Siccome è da quando collezionavo le figurine di Valderrama (nel senso solo quelle di Valderrama, perchè volevo vedere quel testone ovunque) che volevo esserne parte attiva, e stavolta ci sarò, giorno e notte per regalarvi il mese del più bello della nostra vita, ho pensato di rompervi le scatole in anticipo.

Su PremiumSportHD.it, una al giorno, storie mondiali, quelle più banali, più incredibili, quelli che andranno, che lo vedranno al ciringuito di Formentera, quelli che vorrei, quelli che vorrei ma non (c’è) posto, nei 23. 2018, caratteri a storia. Non uno di più.

Un malato. Iago Aspas è uno di noi: "Sono capace di guardare anche 10/15 partite a weekend. In tv o da spettatore". Potremmo anche chiuderla qui con questa insalata, scarpetta e rutto libero. Leggerissima priorità agli impegni con il Celta Vigo, ci mancherebbe. Però il ragazzo di Moana, Galizia, di fronte a Vigo, nato a cento metri dal campetto del Meira, ha pronunciato prima pelota che mamma.

"Quando non gioco, magari sono infortunato, mi piace andare in giro per la penisola del Morrazzo a cercare partite". Sulle tribunette dell’Alondra, terza serie spagnola, potreste scovarlo neanche tanto in incognito. È la differenza tra chi è nato con il vestito del talento cucito addosso e chi ha sul corpo le ustioni del sacro fuoco del futbol: "Quel giorno capii. Capii tutto di mio figlio, del suo coraggio, della testardaggine, di volersi spingere oltre i limiti per diventare qualcuno". Parola di papà Urbe.

Nella cantera del Celta Vigo si entra dai nove anni in avanti. Un pomeriggio Iago si presentò da solo: "Ciao, voglio giocare con voi". Era piuttosto piccolino, di statura e non. Aveva un anno meno dei quelli richiesti. "Ero un bel pillo (mascalzone), mentii sull’età". Venti minuti, preso. Nessuna rapina a mano armata, per carità ma quanto lo raccontò a casa, Urbe s’imbestialì. Chiamò in accademia all’istante, solo per dare una lezione al figlio: con una mano reggeva la cornetta, con l’altra incrociava le dita. Mai avrebbe voluto che lo cacciassero.

Ma al Celta c’avevano visto lungo. Ricambiati con 121 gol in 305 partite, in mezzo due parentesi (Liverpool e Siviglia) solo per riscaldare la voglia di tornare, e stare, a casa sua. "Dicono che posso essere un grande solo qui. Non è un problema. Qui ho tutto. In queste strade ho imparato a farmi rispettare". Dagli spalti del Balaidos, con la bavetta alla boca, restava incantato per il genio di Aleksandr Mostovoi, 8 anni al Celta Vigo con vittoria nell’Intertoto 2000. Adesso sarà lo zar a guardarlo dagli stadi di casa sua. Ma siamo sicuri che Iago sarà contento di non potersi guardare proprio tutte le partite del mondiale?

Franco Piantanida