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Mondiali 2018, -6 giorni: "Insalata Russia" con Amine Harit

Nuotatore mancato, talento a stile libero: "Non c'è paragone col calcio"

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Mancano 6 giorni al Mondiale di Russia 2018. Ogni volta, sempre la stessa storia: “Che palle, la prossima coppa del mondo sarà tra quattro anni”. Eccoci, neanche il tempo dirlo. Meno di due mesi. Siccome è da quando collezionavo le figurine di Valderrama (nel senso solo quelle di Valderrama, perchè volevo vedere quel testone ovunque) che volevo esserne parte attiva, e stavolta ci sarò, giorno e notte per regalarvi il mese del più bello della nostra vita, ho pensato di rompervi le scatole in anticipo.

Su PremiumSportHD.it, una al giorno, storie mondiali, quelle più banali, più incredibili, quelli che andranno, che lo vedranno al ciringuito di Formentera, quelli che vorrei, quelli che vorrei ma non (c’è) posto, nei 23. 2018, caratteri a storia. Non uno di più.

Stile libero. Facile trovare una definizione per Amine Harit: talento a stile libero. La 21enne stellina del Marocco non ha preso la scala mobile per il successo. Sul terrazzo dell’attico del calcio mondiale si è arrampicato a mani nude, da solo, spinto da una tecnica fuori dal comune. Quella che fino a 14 anni aveva nascosto sotto l’acqua della piscina di Pontoise, mezzoretta di macchina a nord-ovest dello Stade De France.

Papà e mamma marocchini, emigrano nei sobborghi parigini a metà degli anni novanta, Amine è piuttosto agile col pallone tra i piedi, passa tre mesi nell’academy del Psg ma il viaggio andata/ritorno è troppo faticoso per la famiglia. Niente da fare. E poi in piscina va come un TGV: gare nazionali e internazionali, incastrando qualche partita per non perdere il vizio: “Sì, lo so, ero bravo, ma non mi divertivo molto. Non c’è paragone con il calcio”.

E il confronto non regge, crolla in piena adolescenza quando il Nantes lo vuole a tutti i costi nel suo settore giovanile. Cuffia, costume e occhialini appesi per sempre al blocco di partenza. In campo è stile libero: “Un giocatore smart, tecnica divina, incredibili abilità nel dribbling e capacità di sacrificarsi. Con lui in attacco non usiamo mai la stessa soluzione”. Musica, miele e canto di angeli che intonano il verbo di Domenico Tedesco, il 32enne allenatore-fenomeno dello Schalke04, che l’ha cresciuto nell’anno mondiale.

A Gelsenkirchen arriva con la maschera da joker. Giocatore un po’ arrogante, però due assist nella finale di EURO 2016 Under 19 con la Francia (4-0 all’Italia). Ragazzino party animal, beccato in un night due giorni prima di Nantes-Digione, messo fuori rosa da Sergio Conceiçao, però cercato da mezza Europa. Prendere o lasciare. Col tempo il ‘però’ lascia spazio all’aahpperò. In autunno esplode: gol nel derby del secolo Borussia Dortmund-Schalke 4-4, convocazione ed esordio con il Marocco: “Ha scelto il mio cuore. Da piccolo andavo a Casablanca a vedere la nazionale con papà e zio, adesso mi vedranno dalle tribune al mondiale”. Un tuffo, anzi a stile libero, nella storia.

Franco Piantanida