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Mondiali 2018, -42 giorni: "Insalata Russia" con Wilfred Ndidi

Viene dalla Nigeria e lo chiamano "posto di blocco"

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Mancano 42 giorni al Mondiale di Russia 2018. Ogni volta, sempre la stessa storia: “Che palle, la prossima coppa del mondo sarà tra quattro anni”. Eccoci, neanche il tempo dirlo. Meno di due mesi. Siccome è da quando collezionavo le figurine di Valderrama (nel senso solo quelle di Valderrama, perchè volevo vedere quel testone ovunque) che volevo esserne parte attiva, e stavolta ci sarò, giorno e notte per regalarvi il mese del più bello della nostra vita, ho pensato di rompervi le scatole in anticipo.

Su PremiumSportHD.it, una al giorno, storie mondiali, quelle più banali, più incredibili, quelli che andranno, che lo vedranno al ciringuito di Formentera, quelli che vorrei, quelli che vorrei ma non (c’è) posto, nei 23. 2018, caratteri a storia. Non uno di più. 

“A tre anni mia mamma mi comprò un pallone per non avermi tra i piedi. Lo persi e piansi per non so quanti giorni di fila”. Potrebbe essere un tweet sulla nostra infanzia. Invece è la storia di un bambino che poi il pallone non l’avrebbe più fatto scappare. Zona militare di Ikeja, periferia di Lagos, Nigeria. Mamma Victoria c’ha visto lungo. Facile regalare un pallone. Durissima vedere il piccolo Wilfred abbandonare la famiglia poco più che maggiorenne per andare a “recuperar palloni” (ciao Ligabue) in giro per l’Europa.

Uno su cinquecento ce la fa (ciao Gianni Morandi). Spè, lo riscrivo: uno su cinquecento. 40 squadre, decine di osservatori: “Prendo solo lui”. Nella top11 della Nath Boys Academy selezionati per sfidare la 3SC Shooting Stars, squadra della Serie A nigeriana con 5 scudetti in bacheca, l’unico che finisce sul taccuino di Roland Janssen è Wilfred Ndidi.

I ragazzini sono sotto 1-0. Tutto normale contro un top club. Ndidi gioca difensore centrale ma quando vede uno spazio, si lancia a prendersi il futuro: palla rubata, scatto di trenta metri, difesa spiazzata, assist, 1-1. “Non m’interessa chi ha segnato, il ragazzetto che ha fatto il resto viene con me in Belgio”. “Dove?”. “Fai la valigia”.

Ma dell’uomo che ha portato al Genk De Bruyne e Courtois ci si dovrà pur fidare. Per uno che al massimo si allontana da casa per andare al campetto è come sbarcare su Marte. Neve sul davanzale della finestra, niente Chin Chin fritti a colazione. “M’inventavo piatti con pollo e riso pur di farlo sentire a casa” racconta Marleen Van Vlierdens, la sua “mamma” belga.

Non durerà molto. 78mila sterline l’investimento nel 2015, 18 milioni il ricavo nel 2017. Il Leicester ha il nuovo Kante. La Nigeria una super aquila a centrocampo. Il “Dono di Dio”, significato del primo nome Onyinye, ha un dono da Dio: primo nei duelli vinti nei top5 campionati, primo nei tackle. Per le strade di Lagos lo chiamavano Baba Roadblock, il posto di blocco. Perché da quel giorno, il pallone non l’ha più perso.

Franco Piantanida