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Mondiali 2018, -40 giorni: "Insalata Russia" con Achraf Hakimi

Umiltà e attributi per la gazzella dell'Atlante: "Non so come esultare, farò la storia"

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Mancano 40 giorni al Mondiale di Russia 2018. Ogni volta, sempre la stessa storia: “Che palle, la prossima coppa del mondo sarà tra quattro anni”. Eccoci, neanche il tempo dirlo. Meno di due mesi. Siccome è da quando collezionavo le figurine di Valderrama (nel senso solo quelle di Valderrama, perchè volevo vedere quel testone ovunque) che volevo esserne parte attiva, e stavolta ci sarò, giorno e notte per regalarvi il mese del più bello della nostra vita, ho pensato di rompervi le scatole in anticipo.

Su PremiumSportHD.it, una al giorno, storie mondiali, quelle più banali, più incredibili, quelli che andranno, che lo vedranno al ciringuito di Formentera, quelli che vorrei, quelli che vorrei ma non (c’è) posto, nei 23. 2018, caratteri a storia. Non uno di più. 

“In Africa, tutte le mattine, quando si sveglia, una gazzella muore”. “Quando sorge il sole, un leone, appena si sveglia, comincia a correre per evitare di fare la fine della gazzella”. Aldo, Giovanni e Giacomo, Così è la vita, 1998. Anno in cui la natura mette d’accordo anche il caos cosmico di Aldo e fonde uomo, leone e gazzella. Nessuna supercazzola, tutta questione di soprannomi. Quello dei giocatori del Marocco (“I Leoni dell’Atlante”) e quello di Achraf Hakimi, la gazzella, dell’Atlante appunto.

“Leggero, agile, imprendibile, una ‘gacela’” stringe le spalle David Brito, responsabile del Club Deportivo Colonia Ofigevi, l’uomo che ha visto il piccolo “Arra” indossare i primi scarpini regalati da papà Hassan. Lui da Oued Zem, la mamma Saida da Alcazarquivir, entrambi emigrati nella cintura di Madrid nel 1989. Getafe, Hassan vende vestiti al mercato, Saida la domenica prepara il couscous: l’unico motivo per cui Arra perde testa e pallone.

“E mi portava a judo, in piscina, a fare atletica, ma io volevo giocare a calcio” ride Achraf. Già, perché “non abbiamo mai visto uno con la faccia polarizzata dal sorriso” ripetono i compagni, da Marcelo al Real Madrid fino a Munir, portiere della nazionale, suo mentore. Ok, ci siamo arrivati. In fondo da Getafe a Valdebebas, è una mezzoretta senza traffico.

Viaggio di sola andata: Achraf non ha nemmeno 8 anni. ‘Sashimi’, come lo chiama il compagno Lucas Vazquez (per le cene giapponesi senza telepass) fa prima tutta la trafila “blanca” e poi fa la storia: primo arabo a giocare per il Real in Liga e Champions, primo arabo a segnare con la camiseta più profumata del mondo: “Il gol al Siviglia? Non ho esultato perchè non sapevo cosa fare. Ma so che voglio fare la storia”.

“Humildade y huevos”. Con quel passo da mezzofondista (le mamme hanno sempre ragione) la sua vita da attaccante è finita prima dell’adolescenza. Il suo posto è sulla fascia, destra da next big Carvajal a Madrid, sinistra con i Leoni dell’Atlante. Che tornano al Mondiale vent’anni dopo l’ultima volta da quel 23 giugno ’98, 3-0 alla Scozia. 134 giorni dopo nasce Achraf, in arabo animo nobile e d’onore. Ma non solo: 1/3 uomo, 1/3 gazzella, 1/3 leone. Così è la vita.

Franco Piantanida