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Mondiali 2018, -38 giorni: "Insalata Russia" con Renato Tapia

Sacrificio e calcio spudorato: El Cabezon è il jolly del Perù

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Mancano 38 giorni al Mondiale di Russia 2018. Ogni volta, sempre la stessa storia: “Che palle, la prossima coppa del mondo sarà tra quattro anni”. Eccoci, neanche il tempo dirlo. Meno di due mesi. Siccome è da quando collezionavo le figurine di Valderrama (nel senso solo quelle di Valderrama, perchè volevo vedere quel testone ovunque) che volevo esserne parte attiva, e stavolta ci sarò, giorno e notte per regalarvi il mese del più bello della nostra vita, ho pensato di rompervi le scatole in anticipo.

Su PremiumSportHD.it, una al giorno, storie mondiali, quelle più banali, più incredibili, quelli che andranno, che lo vedranno al ciringuito di Formentera, quelli che vorrei, quelli che vorrei ma non (c’è) posto, nei 23. 2018, caratteri a storia. Non uno di più.

“Spesso penso che la notte sia più viva e colorata del giorno” borbottava Vincent Van Gogh cercando di spiegare la genesi del suo capolavoro Notte Stellata. Siamo nel 1889. 120 anni dopo, a Lurin (Perù), alle porte di Lima, don Luis Tapia non aveva molto tempo da perdere con le meraviglie dell’astrologia e della pittura. “Ogni weekend sveglia all’alba, preparavo la colazione per Renatino e insieme guardavamo le partite della Premier League: ‘tieni d’occhio Lampard e Gerrard, un grande volante non imposta e basta, ma marca, passa, segna, fa tutto’”. Renato, in silenzio, una spugna.

A 14 anni, miglior giocatore del Torneo delle Stelle. Van Gogh non c’entra ma quattro anni più tardi salta in Europa, al Twente, a un’ora di macchina da Zundert, città natale del maestro post-impressionista. Il richiamo del ‘pazzo’. Renato Tapia deve molto a suo padre. “Gli dicevo ‘papà un amico festeggia i 15 anni, posso andare?’ e lui: o il compleanno o gli allenamenti. E io andavo al campo piangendo. Così ho plasmato il sacrificio”.

Qualità fondamentale per un centrocampista. Saltata subito all’occhio di un guru del calcio sudamericano come Anibal Ruiz: “Gioca un calcio spudorato, da fenomeno”. Purtroppo “el Mano” se n’è andato un anno fa. Tapia in Russia giocherà anche per lui. E per far rosicare un pochino Kenny Dalglish. Il Liverpool lo scelse per un provino da difensore centrale: “Bravo eh, ma sotto la Kop vogliamo solo buttafuori da 190cm”. Gliene mancavano 5. Peggio per loro.

Volante in nazionale, centrale difensivo nel Feyenoord (dal 2016), Renato è il jolly che tutti gli allenatori vorrebbero avere nel mazzo. Secondo “el Tigre” Gareca, l’uomo che ha condotto gli Incas al mondiale dopo 36 anni, Renato è Capitan Futuro. Sul cuore ha una cornucopia tatuata, simbolo del Perù, mentre in testa solo il Mondiale: “Le maglie che userò con Danimarca, Francia e Australia sono già prenotate” assicura el Cabezon. Una per don Luis, una per l’amore della sua vita Andrea, l’ultima per la figlia Niara. ”Con la speranza di dedicarne qualcun’altra”. Magari a Van Gogh.

Franco Piantanida