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Mondiali 2018, -37 giorni: "Insalata Russia" con Alireza Jahanbakhsh

Re degli assist, orgoglio dei genitori: ma evitate di pronunciare il cognome

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Mancano 37 giorni al Mondiale di Russia 2018. Ogni volta, sempre la stessa storia: “Che palle, la prossima coppa del mondo sarà tra quattro anni”. Eccoci, neanche il tempo dirlo. Meno di due mesi. Siccome è da quando collezionavo le figurine di Valderrama (nel senso solo quelle di Valderrama, perchè volevo vedere quel testone ovunque) che volevo esserne parte attiva, e stavolta ci sarò, giorno e notte per regalarvi il mese del più bello della nostra vita, ho pensato di rompervi le scatole in anticipo.

Su PremiumSportHD.it, una al giorno, storie mondiali, quelle più banali, più incredibili, quelli che andranno, che lo vedranno al ciringuito di Formentera, quelli che vorrei, quelli che vorrei ma non (c’è) posto, nei 23. 2018, caratteri a storia. Non uno di più.

Ripetete con me: Alireza (e fin qui) Giaounbasc, Alireza Giaounbasc. Voi memorizzate, io scrivo: Alireza Jahanbakhsh. Il farsi ve lo risparmio. Tranquilli, sulla maglietta fa una cosa buona e giusta mette il nome. Sia su quella dell’AZ Alkmaar che su quella dell’Iran, per la prima volta nella storia alla seconda coppa del mondo di fila.

Alireza c’era anche nel 2014, 19 anni sulla carta d’identità, 49’ in campo con Nigeria, Argentina, Bosnia. Un aperitivo al tavolo dei grandi. In Russia, al secondo tête-à-tête col mondiale, c’arriva con gli occhi di mezza Europa puntati addosso manco entrasse in un club con Gigi Hadid. Selezione all’ingresso scavallata facile: il biglietto da visita urla 21 gol e 12 assist in 33 partite in Eredivisie. Pensi: mica male, guarda, quasi, quasi - (Rkomi cit) – un salto su YouTube, fossi in voi, lo farei. 1) la mezza volée al Groningen 2) stop-virata-incrocio all’Heracles 3) come i gol al Vitesse e al Pec Zwolle, con ampia scelta sul menù tecnico.

Destro purissimo, visione di gioco da trequartista, perfetto sulla profondità, sua in cui fiondarsi e dei compagni da francobollare in porta. Per la serie curiosità mondiali random: è cresciuto a Qazvin (150 km a nord-ovest di Teheran), città gemellata con Perugia dove a inizio millennio traslocò Rahman Rezaei, unico iraniano nella storia della Serie A. Le storie del mondiale sono infinite.

Quanto ha pianto mia madre il giorno in cui me ne sono andato in Olanda. Un fiume in piena”. Come l’ambizione di un nemmeno ventenne, che poteva elevarsi solo slegandosi dalle radici. “Durante il mondiale 2006 mio padre mi guardò negli occhi: il mio sogno più grande è vederti giocare una partita in quella competizione con la maglia del nostro Paese”. Eccheccevò? In Russia da protagonista, pilastro del Team Melli (“la nazionale” in persiano), pupillo del ct Carlos Queiroz, nel nome di Mehdi Mahdavikia, uno degli eroi del calcio iraniano, suo mentore e compagno di squadra nel Damash Gilan. Troppi nomi da ricordare, scusate. Ne basta uno, imparato? Alireza Jahanbakhsh. Ripetete con me.

Franco Piantanida