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Mondiali 2018, -36 giorni: "Insalata Russia" con Isaac Kiese Thelin

Definito "il più simile a Ibrahimovic", aveva come idolo Larsson

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Mancano 36 giorni al Mondiale di Russia 2018. Ogni volta, sempre la stessa storia: “Che palle, la prossima coppa del mondo sarà tra quattro anni”. Eccoci, neanche il tempo dirlo. Meno di due mesi. Siccome è da quando collezionavo le figurine di Valderrama (nel senso solo quelle di Valderrama, perchè volevo vedere quel testone ovunque) che volevo esserne parte attiva, e stavolta ci sarò, giorno e notte per regalarvi il mese del più bello della nostra vita, ho pensato di rompervi le scatole in anticipo.

Su PremiumSportHD.it, una al giorno, storie mondiali, quelle più banali, più incredibili, quelli che andranno, che lo vedranno al ciringuito di Formentera, quelli che vorrei, quelli che vorrei ma non (c’è) posto, nei 23. 2018, caratteri a storia. Non uno di più.

Antico proverbio svedese: den drucknes tal är den nyktres tankar. Ah sì, scusate, in italiano: le parole dell’ubriaco sono i pensieri del sobrio. Ora posso solo immaginare, anche se per arrivarci non serve la paranormalità di Mel Gibson in What Women Wants, quali parole siano volate fuori dalle vostre/nostre bocche, arse di birra e polvere, durante l’infausto spareggio mondiale con la Svezia.

Ma ricordate invece i sobri commenti al momento dell’ingresso in campo del vichingo Isaac Kiese Thelin? No? Uso la melgibsonite: “Ma questo chi diavolo è?”. Così dal 10 novembre (è grave, lo so) che una volta alla settimana Isaac mi ritorna in mente. Non bello com’è, perché in realtà rammento un attaccante tanto sgraziato, quanto temibile. Che al mondiale c’andrà, o almeno dovrebbe. Quindi Ibrahimovic a casa e "il più simile a Ibrahimovic per taglia, potenza, tecnica e piedi, da quando Ibra è sulla scena" in Russia? Così è se vi pare, cari amici svedesi.

Parola di Markus Rosenberg, uno che ha incrociato entrambi al Malmo a tredici anni di distanza (2001 Ibra, 2014 Isaac). Peccato che il ragazzone di mamma svedese e papà congolese in cameretta avesse il poster di Henrik Larsson: “Volevo essere come lui: dreadlocks fino a 18 anni ed esultanza identica con linguaccia”. Neanche a farlo apposta, il destino gli serve sul destro (piede preferito) l’assist per la FU-SIO-NE della sua carriera con quella del suo idolo: Dragon (foot)Ball. Colonia, 20 giugno 2006, terza partita del girone di qualificazione con l’Inghilterra, minuto 89 e 45 secondi, zampata di Larsson: 2-2, Svezia agli ottavi. E’ tuttora l’ultimo gol dei figli di Carlo XVI Gustavo in un mondiale.

12 anni dopo il testimone passa, anche, all’erede Kiese Thelin. Che dopo due anni tormentati tra Bordeaux e Anderlecht ha ritrovato l’elisir del gol a Beveren al Waaslan: 17 in 30 presenze. Gli stessi segnati nei primi sei anni di carriera. Perché in fondo fint folk kommer alltid sent. Aridaje: la bella gente arriva in ritardo. E poi ci sono sempre quelli che in Russia invece non c’arriveranno mai…

Franco Piantanida