Premium Sport

Mondiali 2018, -35 giorni: "Insalata Russia" con Andres Iniesta

Intuizione, pragmatismo e paura: godiamoci il suo ultimo Mondiale

  • TTT
  • Condividi

Mancano 35 giorni al Mondiale di Russia 2018. Ogni volta, sempre la stessa storia: “Che palle, la prossima coppa del mondo sarà tra quattro anni”. Eccoci, neanche il tempo dirlo. Meno di due mesi. Siccome è da quando collezionavo le figurine di Valderrama (nel senso solo quelle di Valderrama, perchè volevo vedere quel testone ovunque) che volevo esserne parte attiva, e stavolta ci sarò, giorno e notte per regalarvi il mese del più bello della nostra vita, ho pensato di rompervi le scatole in anticipo.

Su PremiumSportHD.it, una al giorno, storie mondiali, quelle più banali, più incredibili, quelli che andranno, che lo vedranno al ciringuito di Formentera, quelli che vorrei, quelli che vorrei ma non (c’è) posto, nei 23. 2018, caratteri a storia. Non uno di più.

Notifica ai naviganti. Si segnala la presenza di contenuto fanta-filosofico nelle prossime duemila battute. E non è una battuta. Alè, subito falsa partenza. Venerdì 27 aprile, Andrés Iniesta, stranamente senza un pallone tra i piedi, con gli lacrime negli occhi, dà l’addio al Barcellona. Pausa scenica. C’è il Mondiale, nel caso piangerò dopo. Aspettiamo.

Adesso cerchiamo di evitare che un lago di retorica sommerga innaffi quest’insalata, ma la storia di Don Andrés merita due chiavi di lettura quantomeno alternative. Facciamo tre. Intuizione, pragmatismo e paura. È lo stesso chico de Fuentalbilla a cestinare ogni (nostra) metafora pindarica sul suo calcio: “È intuitivo, punto. Non penso prima. Non penso ‘la passo d’interno destro’ oppure ‘no, meglio che anticipo d’esterno sinistro’. Gioco e basta, d’intuito”. Siamo al cartesiano ‘cogito ergo sum’ applicato al calcio: la certezza di essere Iniesta, quindi uno dei dieci migliori centrocampisti ora e sempre, esiste in quanto espressione del dubbio, in questo caso tecnico.

Ora ditemi: la definizione più lontana che vi viene in mente sullo stilnovismo calcistico di cui Iniesta è il Dante? Pragmatico, bravi. Chili d’inchiostro ad esaltare o a sputare sull’astrazione del Tiki-Taka, finchè la sua icona parla di semplice “pragmatismo”. Che in filosofia critica l’intuizione, nel calcio invece “semplifica e chiarisce un metodo che non è il migliore in assoluto, ma è il migliore per interpreti soprattutto intuitivi e non solo calcolatori” come Pep, Andrés, Xavi, Sergio etc.

E poi c’è Newton. Newton? “Sì, Isaac Newton. Aspettavo che la palla gravitasse nel punto giusto e poi boom: campioni del mondo. Un secondo prima stavo per crollare io, sconfitto dalla depressione per la morte del mio amico Dani Jarque (capitano dell’Espanyol). Sfiorai la percezione che spinge una persona al suicidio. Mi sono salvato rifugiandomi nella famiglia e nell’unica cosa in cui credo, il calcio”. Aspettando che quel pallone cadesse nel posto giusto. Tra i suoi piedi.

Franco Piantanida