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Mondiali 2018, -34 giorni: "Insalata Russia" con Juan Carlos Osorio

Il ct del Messico gira con 22 pedine tonde rosse e verdi nello zaino...

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Mancano 34 giorni al Mondiale di Russia 2018. Ogni volta, sempre la stessa storia: “Che palle, la prossima coppa del mondo sarà tra quattro anni”. Eccoci, neanche il tempo dirlo. Meno di due mesi. Siccome è da quando collezionavo le figurine di Valderrama (nel senso solo quelle di Valderrama, perchè volevo vedere quel testone ovunque) che volevo esserne parte attiva, e stavolta ci sarò, giorno e notte per regalarvi il mese del più bello della nostra vita, ho pensato di rompervi le scatole in anticipo.

Su PremiumSportHD.it, una al giorno, storie mondiali, quelle più banali, più incredibili, quelli che andranno, che lo vedranno al ciringuito di Formentera, quelli che vorrei, quelli che vorrei ma non (c’è) posto, nei 23. 2018, caratteri a storia. Non uno di più.

Quella sensazione al confine tra l’essere preso per il culo ed essere fottutamente innamorato della persona che hai davanti. Tipo Stephanie con Tony Manero nella Febbre del sabato sera sotto al ponte di Verrazzano: “Sai c’è un uomo sepolto in un pilastro”. Lei, persa. Come Alan Tonetti. Professionista in Colombia, scappa poco più che ventenne negli Usa. Laurea in educazione fisica, muratore e barista part-time. Juan Carlos Osorio è un tipo così: mentre pensi se ci è o ci fa, sei pazzo di lui.

Quel ponte da Brooklyn a Staten Island lui lo attraversa: fisioterapista per i Vipers. La franchigia respirò una sola stagione: “Juan fu il mio assistente – racconta Adrian Gaitan – mai visto uno con un’etica del lavoro così profonda”. Altro ponte, transoceanico: quattro stagioni da assistente al Manchester City. Per Nietzsche “la grandezza dell’uomo è di essere un ponte, non uno scopo”. Osorio el filosofo è il ponte verso un calcio che non c’è. Dove non arriva la natura, fruttano metodologia e competizione.

Tutti ingredienti dell’insalata del ct del Messico. Che in Russia mostrerà al mondo i tre principi del suo calcio: rotazioni, polivalenza individuale e versatilità tattica collettiva. 45 partite da ct, 45 formazioni diverse. Usa i giocatori secondo le loro caratteristiche, abbinate a quelle specifiche degli avversari. Non cambiano le idee, varia il modo e gli interpreti nell’applicazione. Poesia quando funziona. Scoppole quando va storto (0-7 dal Cile, Copa America 2016).

“In quella situazione il sistema reptiliano del cervello è andato in tilt, la parte di reazione istintiva. Ora tramite l’esperienza sappiamo gestire le emozioni e non buttiamo in aria le competenze per mettere in atto il piano B”. Qualche motivo per guardare il Messico dovreste averlo. Ah, prende appunti per tutta la partita, con due matite: rossa per gli errori, blu per le situazioni positive: “Papà ripeteva: meglio una matita corta che una memoria lunga”. Gira con ventidue pedine tonde rosse e verdi nello zaino: c’è sempre spazio per un po’ tattica nella sala d’attesa del dentista o sotto il ponte di Verrazzano.

Franco Piantanida