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Mondiali 2018, -33 giorni: "Insalata Russia" con Daniel Arzani

L'erede di Tim Cahill che viene da lontano è già finito sul taccuino di Guardiola

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Mancano 33 giorni al Mondiale di Russia 2018. Ogni volta, sempre la stessa storia: “Che palle, la prossima coppa del mondo sarà tra quattro anni”. Eccoci, neanche il tempo dirlo. Meno di due mesi. Siccome è da quando collezionavo le figurine di Valderrama (nel senso solo quelle di Valderrama, perchè volevo vedere quel testone ovunque) che volevo esserne parte attiva, e stavolta ci sarò, giorno e notte per regalarvi il mese del più bello della nostra vita, ho pensato di rompervi le scatole in anticipo.

Su PremiumSportHD.it, una al giorno, storie mondiali, quelle più banali, più incredibili, quelli che andranno, che lo vedranno al ciringuito di Formentera, quelli che vorrei, quelli che vorrei ma non (c’è) posto, nei 23. 2018, caratteri a storia. Non uno di più.

Intonare una qualsiasi canzone di Justin Bieber, sostituendo le parole del testo con frasi di un libro a caso e indovinare il titolo originale del brano. Aumento di stipendio subito al social media manager del Melbourne City. Il format SUBSTITUTE (lo trovate su YouTube) di un annetto fa è uno scontro generazionale: lo ‘zio’ Tim Cahill contro il nipotino Daniel Arzani.

Padre e figlio. Il doppio degli anni. Tiny Tim classe ’79, Danny al mondo vent’anni dopo: “Mi ha preso sotto la sua ala, per me è un modello”. Ecco, magari non nel canto, ma sul campo sì. In quella stagione il più grande calciatore aussie di sempre torna a casa dopo due decenni. Il mondo è cambiato. Ok, tranne la regina Elisabetta II. I socceroos, al Mondiale solo nel 1974, sono in un’era di ribalta: poker 2006 (il rigore di Totti dice qualcosa?), 2010, 2014, 2018.

La generation Cahill sconvolge il calcio down-under. Arzani ne è l’erede millenial. Non diretto, in realtà viene da lontano: nato a Khorramab, nel cuore dell’Iran, “ho affinato le abilità calcistiche nella mia città natale: scendevamo in strada al mattino, colazione con pane fresco e formaggio e poi partitelle fino a sera. Amo il mio paese natale, ma non c’è stato giorno in cui non abbia sognato di giocare per la bandiera sotto cui sono cresciuto”. Quella australiana.

Lo farà, pre-convocato per la prima volta nella lista dei 32 di Bert Van Marvijk: giusto in tempo per stroncare l’acquolina di Quieroz, ct dell’Iran, pronto allo scalpo. 11 a casa, 23 in Russia. Ce la farà? Ottime possibilità. Come il suo 2018: 2 gol, 3 assist, titolare 13 volte su 15. Non è un dieci puro, meglio col pallone tra i piedi (uno, il destro), quando parte da sinistra i fotografi portano l’occhio al cannone. Qualcuno sussurra che Pep Guardiola abbia il suo nome scritto su qualche taccuino.

“He’s a game-changer”, uno di quelli che ti cambiano la vita, conferma il ct. Etichetta pesante come l’Ayers Rock. Zio Tim, da gennaio al Milwall, gli telefona ogni giorno: “S’informa su tutto, mi dà consigli in continuazione, sarebbe stupendo andare al Mondiale assieme”. Sempre meglio che in tournee con Bieber.

Franco Piantanida