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Mondiali 2018, -15 giorni: "Insalata Russia" con Frank Fabra

Terzino con piedi da numero 10, c'è addirittura chi lo chiama Fabradona...

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Mancano 15 giorni al Mondiale di Russia 2018. Ogni volta, sempre la stessa storia: “Che palle, la prossima coppa del mondo sarà tra quattro anni”. Eccoci, neanche il tempo dirlo. Meno di due mesi. Siccome è da quando collezionavo le figurine di Valderrama (nel senso solo quelle di Valderrama, perchè volevo vedere quel testone ovunque) che volevo esserne parte attiva, e stavolta ci sarò, giorno e notte per regalarvi il mese del più bello della nostra vita, ho pensato di rompervi le scatole in anticipo.

Su PremiumSportHD.it, una al giorno, storie mondiali, quelle più banali, più incredibili, quelli che andranno, che lo vedranno al ciringuito di Formentera, quelli che vorrei, quelli che vorrei ma non (c’è) posto, nei 23. 2018, caratteri a storia. Non uno di più.

1/3 difensore, 1/3 ballerino, 1/3 venditore ambulante di hojaldras: shakerare con fare da barman della Fifth Avenue, servire il Frank Fabra con ghiaccio. In Colombia va di moda. In Russia dovrebbe andarci di corsa sulla sua fascia di competenza, quella sinistra. Terzino, classico numero 3, con piedi da 10. Vabbè, facciamo da primo cambio di un 10. E visto che gioca nel Boca Juniors, un mitomane che ha staccato troppo tardi la mano dalla cerveza ha sparato un soprannome che può accompagnare solo: Frank “Fabradona”.

Pibe perdonali perché non sanno quello che dicono. La scintilla scocca nei quarti di finale della Copa Libertadores 2016. Alla Bombonera, il Nacional Montevideo trascina gli xeneizes ai rigori. Fabradona sul dischetto, se sbaglia, il Boca va casa. Non sbaglia, ah se non sbaglia. Mai vista una roba del genere: non è un cucchiaio, non è una ‘puntata’ come a calcetto, nemmeno una ciabattata. La traiettoria è così imprevedibile che alla decima volta in cui lo guardi, non c’hai ancora capito una mazza. La stessa svirgolata che dipingevamo nei pomeriggi all’oratorio giocando solo con la camera d’aria del pallone.

Gol, passerà il Boca. Se gli fosse andata male con il calcio magari sarebbe ancora lì in mezzo alla strada calciare un pallone contro il muro e a vendere hojaldras, tipiche ciambelle sudamericane fritte senza lievito: “A 12/13 anni aiutavo la nonna a venderle, le portavo in giro il mio paese, Nechi, oppure andavo a pescare per portare a casa qualcosa da mangiare. Non avevamo molto, mamma Mirna e papà Sebastian erano insegnanti e ci si arrangiava senza mai perdere il sorriso. La carriera di un calciatore è corta, lo stress ci soffoca, dobbiamo sorridere di più”.

E magari ballare. Ogni occasione è buona, perfino durante le interviste, i suoi balletti sono calienti come l’aria di Barranquilla ad agosto. Stile reguetonero. Nelle casse pompa il Grupo Niche, tradizionale salsa colombiana, come il suo idolo Nicky Jam, che ha firmato la colonna sonora del Mondiale con Will Smith ed Era Istrefi. Avete mescolato con cura?

Franco Piantanida