Premium Sport

Mondiali 2018, -12 giorni: "Insalata Russia" con Paolo Guerrero

32 milioni di peruviani hanno tenuto il fiato per mesi, il 'depredador' in Russia ci sarà

  • TTT
  • Condividi

Mancano 12 giorni al Mondiale di Russia 2018. Ogni volta, sempre la stessa storia: “Che palle, la prossima coppa del mondo sarà tra quattro anni”. Eccoci, neanche il tempo dirlo. Meno di due mesi. Siccome è da quando collezionavo le figurine di Valderrama (nel senso solo quelle di Valderrama, perchè volevo vedere quel testone ovunque) che volevo esserne parte attiva, e stavolta ci sarò, giorno e notte per regalarvi il mese del più bello della nostra vita, ho pensato di rompervi le scatole in anticipo.

Su PremiumSportHD.it, una al giorno, storie mondiali, quelle più banali, più incredibili, quelli che andranno, che lo vedranno al ciringuito di Formentera, quelli che vorrei, quelli che vorrei ma non (c’è) posto, nei 23. 2018, caratteri a storia. Non uno di più.

Giustizia è quando arbitro fischia. Avrebbe detto Vujadin Boskov. Oddio, dipende. Come in questo caso. Giustizia è quando sarà. Cioè dopo il Mondiale. Per il momento Paolo Guerrero è un uomo libero. Libero di giocare, da capitano, leader maximo, guida spirituale, bomber, ispirazione, papa, primo ministro di 23 uomini con la banda rossa sulla maglietta bianca.

La sentenza per la positività del “depredador” ad un metabolita della cocaina è sospesa. Come il fiato che 32 milioni di peruviani hanno tenuto per mesi. Apnea, paura, poi caroselli. Mica un sospiro di sollievo. Porte aperte, strade piene, bandiere in mano. Come la notte del 16 novembre quando la Blanquirroja ha fatto il check-in per la Russia dopo 36 anni.

Più o meno la stessa età di Guerrero, nato due anni dopo il mundial di Cubillas, Barbadillo e Uribe. L’uomo che ha paura di volare stavolta l’aereo lo prenderà eccome: pilota di una nazione. “Giocherò nel nome di mio zio José ‘Caico’ Gonzales Ganoza, morto nel disastro aereo dell’Alianza Lima nel 1987”. Per quello resta paralizzato finchè non scende dalla scaletta.

Con 32 gol in 85 partite è il goleador principe de Los Incas. Non una valanga, pochi ma buoni. A dieci, undici anni nelle giovanili dell’Alianza segnava due, tre gol e poi smetteva di giocare, si rilassava, come si dice ‘gigioneggiare’ a Lima? E Don José dalla tribune: “Toglilo, cambialo, sbattilo fuori”. Poi di notte lo metteva al muro, senza alzare la voce: “Vuoi fare il calciatore o vuoi fare altro? Per noi è uguale”. Doña Peta annuiva in un angolo. Ma Paolo sognava il mondiale.

Come qualsiasi professionista, a qualsiasi latitudine. Banalità non fa rima normalità. “C’andrò per la mia famiglia, prima o poi a tutti i costi. Sono un lottatore”. C’andrà. Magari con mamma Petronila nella valigia. Una che quando va trovarlo a San Paolo si porta il ceviche nella borsa perché “Paolino non può stare senza il suo piatto preferito cucinato dalla mammina”. Dettagli fondamentali. Come una sentenza in arrivo. Sì, ma dopo il Mondiale.

Franco Piantanida