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Dal pane ammuffito alla Chape: Luiz Otavio racconta la sua vita

Intervista all'eroe dell'andata di Recopa: "Quante difficoltà, ora sono felice"

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Luiz Otavio, autore del gol vittoria della Chapecoense sull’Atletico Nacional, nella gara di andata di finale della Recopa Sudamericana, non ha avuto una carriera facile. Prima di arrivare all’Arena Condà, ha dovuto affrontare la povertà: ha addirittura lavorato in una discarica per trovare i soldi per poter aiutare la propria famiglia.

Ora, però, vive un momento particolarmente felice, forse il migliore della sua carriera. Ha ventiquattro anni, e racconta in prima persona la sua avventura: "Vengo da una famiglia umile, ho dieci fratelli. Di provini, ne ho fatti tanti: con l’Audax-RJ, l’Artsul-RJ, ma nessuno mi ha mai preso in considerazione, salvo tre mesi nel settore giovanile del Fluminense. A 17 anni ho provato a cambiare tutto, affidandomi a un procuratore affiliato al Ferroviaria-CE che però mi lasciò solo con un debito di circa mille euro. Non sapevo cosa fare, non avevo dove andare, non sapevo come tornare a casa. L’unica cosa da fare era lavorare. Lo feci nello stesso albergo che mi aveva ospitato durante il periodo al Ferroviaria-CE, così almeno avevo da mangiare e dove dormire”.

“Durante quel tempo - spiega Luiz Otavio - pulivo camere, piscine, accoglievo i clienti. Ho mangiato anche pane ammuffito. Poi conobbi un signore di circa 60 anni che lavorava come artista tatuatore, gli raccontai la mia storia. Mi diede 300 Reais per comprarmi un biglietto per tornare a casa, mi fece anche un tatuaggio gratis e mi cambiò la vita: vorrei poterlo reincontrare per dirgli grazie".

“Comprai un biglietto per tornare a casa - continua il giocatore della Chape - e lì ci ho riprovato. Un tentativo al São Cristovão, che ha creduto in me, facendomi diventare addirittura il capitano della squadra juniores. Poi, il Bangu, dove son riuscito a diventare professionista, in prima squadra. Nel 2013, il prestito al Bonsuccesso, e conquistai la promozione in Serie A Carioca. L’anno dopo, riuscimmo a mantenere la squadra in prima divisione".

Ma le disavventure, per Luiz Otavio, non erano finite lì: "Ricevetti un’offerta al Luverdense, dopo il campionato statale di Rio, ma ebbi difficoltà a svincolarmi dalla squadra in cui giocavo. Avevo stipendi arretrati, finimmo in tribunale, e per via del processo non potevo giocare. Fui costretto ad arrangiarmi di nuovo. Ero sposato, dovevo mantenere la mia famiglia, e non giocando non potevo guadagnare. Perciò, un amico mi trovò lavoro in una discarica di separazione di materiali riciclabili da rivendere".

"Quando ottenni finalmente la risoluzione del contratto, firmai con la Luverdense. Era il 2015, e da lì tutto è cambiato. Posso dire di aver fatto grandi stagioni, ho vinto lo statale, ho giocato la Serie B brasiliana. All’inizio di quest’anno ho firmato con la Chapecoense. Sono approdato in un club che ha di recente affrontato una tragedia, e sto provando a ricostruire l’identità di questa società. Questa è stata una spinta ulteriore per me, oltre al fatto che giocare in Serie A è sicuramente un qualcosa di fantastico. Un’opportunità da non sprecare, una possibile svolta della mia carriera".

Poi, la partita con l’Atletico Nacional: "La vittoria è per la gente di Chapecò. Sono entrato a partita in corso, mi sentivo pronto. Quando ho segnato? Emozione pazzesca, ho pensato a un sacco di cose in quel momento, tutta la mia carriera e le difficoltà che ho avuto. Quel gol, il più importante della mia carriera. Spero di poter portare la Recopa in Brasile: ce lo meritiamo, la Chape se lo merita".

Andersinho Marques