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Palermo, Zamparini: "Io truffatore? Ci ho rimesso 70-80 milioni"

Il patron e le indagini della Guardia di Finanza: "Ho sempre fatto tutto in regola. Mi contestano, ma io ho investito tanto"

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Il caos che si è scatenato negli ultimi giorni intorno al Palermo ha spinto Maurizio Zamparini a esporsi pubblicamente: la Guardia di Finanza sta indagando per appropriazione indebita, riciclaggio, impiego di proventi di provenienza illecita, autoriciclaggio, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e falso in bilancio aggravato dalla transnazionalità. Così lui ha scritto una lettera aperta sul sito del Palermo: eccone gli stralci principali.

"Mi sento in dovere verso me stesso, verso la mia famiglia e chi mi conosce già, di fornire le mie precisazioni in un momento in cui la stampa, stante la verifica in corso, mi dipinge come un possibile truffatore e maneggione. Con stupore venerdì scorso ho aperto la casa della mia famiglia ad Aiello del Friuli ad agenti della Guardia di Finanza per un ordine di perquisizione, tra lo stupore e la rabbia di mia moglie e mio figlio che non sopportano quello che nei fatti è una violenza: in un paese civile, a meno che tu non sia un delinquente, vieni convocato a mostrare tutta la documentazione relativa ai fatti sotto inchiesta. Dopo il primo approccio formale... ci siamo salutati stringendoci la mano. Io rispetto il lavoro della MAGISTRATURA e sono convinto, non avendo mai volutamente commettere alcun reato, che la verità darà soddisfazione alla mia onestà. Comincio però a leggere sui media notizie false: io non ho mai avuto nessuna società in Inghilterra. (...)"

"Non ho mai fatto utili con un euro di cosiddetto "nero", parola che non conosco. L'investimento del centro commerciale di Palermo, dove lavorano mille persone, che non ha prodotto ancora un euro di ritorno, è stato sanzionato con cartelle esattoriali per circa 20 milioni di euro per una interpretazione dell’Agenzia delle Entrate sulle procedure amministrative: non per evasione, né per un danno allo Stato, ma solo per produrre entrate a loro non dovute. Stiamo combattendo per difenderci da questa aggressione sperando di ottenere giustizia"

"Accetto anche la contestazione poiché il calcio in Italia è così: se non vinci e retrocedi vieni contestato e mai perdonato, fino alla prossima vittoria: l'Atalanta ne è esempio, con un presidente prima oltraggiato e poi osannato. Non ho mai considerato il Palermo, così come scrivono, il mio giocattolo: un soggetto che ha sottratto al tuo patrimonio 70/80 milioni di euro non può essere un giocattolo. Sto cercando con difficoltà investitori in Italia e all'estero, gente che dovrà assicurare investimenti come feci io all'inizio. Io ho pagato a Sensi 30 miliardi di lire equivalenti come potere di acquisto a 30 milioni di euro di oggi, con due giocatori in proprietà (...)"

"Mi ero affezionato a Baccaglini e sono sicuro che gli inquirenti, avendo requisito tutti i documenti relativi alla storia, si renderanno conto che io ho sempre affermato la verità, con un mio unico torto: aver creduto ad interlocutori che nei fatti hanno disatteso tutti gli obblighi contrattuali, lavorando per di più contro la mia immagine, quasi come se l'insolvente fossi io. (...) Tedino e Lupo stanno lavorando sodo e sono convinti come me che ritorneremo in serie A. Sicuramente con un altro presidente e, spero, un’altra proprietà. Il grido Forza Palermo sarà sempre dentro di me".