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Osvaldo e l'addio: "Mi dicevano 'Bevi, fumi e ti droghi'..."

Il bad boy italo-argentino: "Il mondo del calcio non mi stava più bene, ti giudica senza sapere"

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Bad boy per antonomasia, con i suoi tatuaggi, i capelli lunghi, la passione per la musica che l'ha portato a diventare frontman di una band dopo aver appeso gli scarpini al chiodo. La carriera di Osvaldo è finita prima di quanto fosse lecito aspettarsi, considerando le sue doti tecniche, e a spiegare perché è lo stesso giocatore di Roma, Inter e Juve. 

"Sarò eternamente grato al calcio - ha detto a El Enganche -, nel bene e nel male sono quello che sono e ho quello che ho grazie al calcio. E’ un mondo meraviglioso, che mi ha fatto conoscere tanti posti, che mi ha fatto aprire la mente, che mi ha permesso di vedere Bob Dylan dal vivo. Ma a un certo punto non mi stava più bene, era una cosa personale. Il problema era mio, non voglio cambiare il calcio. Ho solo deciso di andare via".

"L’universo del calcio ti giudica senza sapere che dietro l’atleta c’è una persona. Ma ho imparato a non farmi condizionare, anche se non era facile quando ero al centro dell’attenzione. Mi faceva arrabbiare il fatto che si dicessero cose non vere su di me. In Argentina, dove ero felice di tornare perché realizzavo un sogno, dicevano che non ero un professionista. ‘Uh, a questo piace il rock and roll. Allora gli piace anche il whisky e magari fuma, passerà tutti i giorni fino alle 5 del mattino a bere e di sicuro si droga’. E io a rispondere: ‘No ragazzi, ho giocato 11 anni in Europa, ho giocato con la Nazionale italiana e nella Juve, pensate che se mi fossi drogato o avessi bevuto whisky fino alle 5 avrei potuto farlo? Non sono Messi ma vado a letto presto, mangio insalata e riposo bene’. Poi è chiaro che mi piace il whisky, fumare, la musica, ma solo quando posso".