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Nazionale, Mancini si presenta: "Emozionato e orgoglioso"

Il nuovo c.t: "Felice per i miei genitori, chiamerò Balotelli e parlerò con Pirlo e Buffon"

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Inizia ufficialmente l'avventura di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale italiana. Il tecnico di Jesi, che ha firmato fino al 2020 a 2 milioni a stagione (di gran lunga meno di quanto percepiva in Russia), si è presentato a Coverciano evidentemente emozionato e il primo pensiero è stato per i genitori: "Sono felice per loro perché penso che possano essere orgogliosi, ringrazio tutti per questa opportunità, allenare la Nazionale è motivo di orgoglio per chiunque. Penso sia il momento giusto per me".

"I momenti difficili possono capitare - ha continuato Mancini sciogliendosi un pochino - Anche una mancata qualificazione può succedere. Non credo nemmeno che sia giusto dare la colpa a un allenatore. Certo, se non vinci in azzurro hai 50 milioni di persone arrabbiate con te, ma se riesci a vincere è una soddisfazione più grande. È difficile che un c.t metta d'accordo tutti, ogni tifoso vede il calcio a modo proprio, ma voglio essere un c.t perbene e riportare l'Italia sul tetto del modo e d'Europa. Di Europei ne abbiamo vinti pochi".

"La cosa più bella della Nazionale è che non bisogna andare a comprare giocatori in giro. Anche in momenti difficili in Italia si possono trovare giocatori di qualità. Balotelli? Ci parleremo, probabilmente lo chiameremo, lo vogliamo rivedere come è stato agli Europei con Prandelli. Di Pirlo abbiamo parlato con Costacurta, adesso bisogna sentire lui e capire cosa vuol fare. Buffon? Gli parlerò in vista dell'amichevole del prossimo 4 giugno. In Nazionale ci sarà spazio per tutti quelli che faranno bene - ha aggiunto Mancini - ma dobbiamo costruire anche per i prossimi anni, quindi l'età conterà. Ma se i "vecchi" come De Rossi o Criscito saranno ancora i migliori quando dovremo giocare partire importanti verranno chiamati".

"Difficile dire adesso come giocheremo, anche perché devo conoscere meglio alcuni giocatori stando insieme, ma poi certo adatterò le mie idee ai giocatori. Non chiedo stage, se avremo la possibilità ne faremo per vedere i giovani, ma vanno rispettati anche i club e i giocatori che giocano già tantissimo e viaggiano già tantissimo. Il c.t. ha l'obbligo di stare vicino alle squadre giovanili, ma l'Under 21, la 19 e le altre avranno un loro allenatore che io non intendo disturbare".

"Dovremo essere noi a riavvicinare la Nazionale ai tifosi - ha concluso Mancini - quando l'Italia fa divertire, la gente ti è più vicina. Dedizione e lavoro sono cose normali da chiedere, ma i giocatori sono seri. Chi arriva in Nazionale deve tirare fuori i sogni che ha nel cuore. Quando uno da giovane vede in tv la Nazionale e fa il tifo, sogna di arrivare lì e vincere il Mondiale. Sono queste cose qui che ti devono spingere".

Mancini, le prime parole azzurre