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Italia, la base c'è: con Ancelotti possiamo ripartire

L'editoriale del direttore di Premium Sport, Alberto Brandi: nel 2006 il nostro calcio non era messo meglio, eppure...

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Sarà un Mondiale senza Italia. Per la terza volta. In sei occasioni è già toccato all’Inghilterra, alla Francia e alla Spagna. Quattro all’Argentina. Dieci, diventate da poco 11, all’Olanda. Sopravvivremo a un’estate senza notti magiche, maxi schermi in piazza e tv scontate nei grandi magazzini? Non sarà semplice, ma ce la faremo. Come riuscirà il calcio italiano a rialzare la testa. Dicono che manchino i talenti, che ci sono troppi stranieri, che ai piccoli si insegna solo a vincere. Il solito sottofondo che accompagna l’analisi dei momenti bui del nostro calcio e che, magicamente, scompare quando si vince.

Ci siamo dimenticati in che condizioni fosse il nostro calcio nel 2006, anno dell’ultimo trionfo mondiale? Il contorno di quest’Italia è sicuramente migliore. Nella storia della Nazionale non abbiamo mai costruito cicli duraturi (se non negli anni ‘30), ma siamo sempre rimasti in bilico tra gloria, anonimato e fallimenti. Allora qual è la differenza tra questa Nazionale e, ad esempio, l'ultima di Conte capace di andare oltre i propri limiti? Mancano due aspetti: mentalità e identità. Due pieni di benzina al motore di una squadra che solo l’allenatore è in grado di dare. E allora, il primo punto dal quale ripartire trovare un tecnico che sappia ridare entusiasmo all’ambiente.

Ha colpe anche la Federazione? Tante nella gestione del post-Conte, che fu scelta geniale. Ventura, bravo insegnante di calcio, si presentava con zero esperienza internazionale. È stata una scommessa. Pericolosa e persa. Ma questo non può cancellare ciò che di buono è stato fatto in questi anni: i Centri Federali (che devono essere aumentati nel territorio), il contributo alle elezioni di Ceferin all’Uefa e Infantino alla Fifa (due che rappresentano il nuovo), la spinta all'utilizzo del VAR, la riforma dello statuto della Lega Calcio, l’assegnazione dell’Europeo Under 21 del 2019, i conti a posto di una struttura snella e moderna.

Chiaro, stavolta non si potrà sbagliare il nuovo condottiero in panchina: dovrà essere un tecnico capace di rinvigorire l’incredibile amore dei tifosi azzurri ieri distillato nel catino di San Siro. E che lavori su una base che, checché se ne dica, c’è: siamo arrivati tra le prime 4 agli Europei Under 21, terzi nel Mondiale Under 20 (miglior risultato di sempre), vicecampioni continentali Under 19 un anno fa. Volete un nome? Eccolo: Carlo Ancelotti. Con lui saremmo in grado di sopravvivere a un'estate senza Mondiale. E quando rabbia e amarezza lasceranno spazio alla speranza, sarà meno difficile ripartire.