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Atletico Madrid, il Niño Torres dice addio

Dieci stagioni, l'esordio a 17 anni, l'amore dei tifosi: manca soltanto un trofeo

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In un calcio sempre meno romantico, ci sono storie d’amore ancora degne di essere raccontate. E la favola di Fernando Torres riecheggerà per sempre tra i racconti dei tifosi dell'Atletico Madrid, anche dopo l’addio imminente a fine stagione.

Ad annunciarlo lo stesso attaccante sulle colonne di Marca: una decisione dettata dallo scarso minutaggio consessogli da Simeone; il segnale, di fatto, di un’esclusione dal progetto tecnico per il prossimo anno.

E allora Torres, dopo 10 stagioni, sveste la camiseta numero nueve dei colchoneros, sognata e conquistata a soli 17 anni, incantando a suon di reti il Calderon, che si è sempre cullato il suo Niño. Anche dopo il ritorno nel 2016, dopo tanto girovagare, tra Liverpool, Chelsea e Milan.

Anche coi Reds non arrivano titoli, quelli che si sarebbe preso nei cinque anni successivi con la Spagna degli invincibili; ma anche qui conquista il cuore dei tifosi, in visibilio nel veder correre il proprio torero sotto la Kop. È l’apice della carriera di Torres, in fase involutiva dopo il passaggio al Chelsea nel 2011, ma comunque capace di scrivere nella notte di Barcellona una pagina indelebile della storia dei Blues segnando al Camp Nou il 2-2 che valse la finale di Champions League del 2012 (poi vinta sul campo del Bayern).

Torres trova i suoi primi trofei, ma il calcio non riavrà più il vero Torres. Ad accorgersene nel 2014 anche il Milan, che dopo averlo sognato da inizio 2000, di fatto, si accorge del suo passaggio in rossonero solo per un gol siglato ad Empoli.

Ad aver bisogno del Niño, però, c’è ancora l’Atletico e il Niño ha bisogno di respirare nuovamente aria di casa. Quella che resterà per sempre nel cuore di Torres: anche dopo l’addio di fine stagione, magari con il primo titolo in bacheca, perché ci sono storie d’amore che possono concludersi con un lieto fine e che sono degne d’essere raccontate per sempre.

Stefano Provenzi