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"Tifosi", gli italiani lo sono in ogni campo

Nel nuovo libro di Nardi si analizzano le dinamiche del consenso con l'accento sul "canovaccio dell'insulto" in tutti i settori, politica compresa

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Sanno fare altro, gli italiani, oltre tifare? È questo l’interrogativo che si pone Francesco Nardi nel suo libro “Tifosi – Dal calcio alla politica, gli italiani sugli spalti”, edito da NtsMedia. Per giungere a una risposta, l’autore analizza le dinamiche del consenso nel nostro Paese e pone in evidenza le degenerazioni del sentimento del tifo in tutti i contesti nei quali dilaga.

Il risultato è un avvincente parallelo tra tifo calcistico e politico che mette in luce l'instabilità dell'opinione pubblica e la grave influenza che hanno su di essa i nuovi media. “Tifosi” rende con chiarezza che qualcosa di importante si è capovolto nel nostro Paese, forse in maniera irreversibile. Il calcio non è più, come la lirica sportiva suggerisce da sempre, una metafora della società. È vero ormai, spiega l’autore, tutto l’opposto: "Tifare è il nuovo codice del consenso, e sul canovaccio dell’insulto rantola l’ultima prova del dibattito".

L’analisi del contesto, però, non condanna senza appello gli italiani, che "non si possono troppo biasimare per aver smesso di cercare risposte ragionevoli, perché non c’è ragione nella truffa che si è perpetrata per decenni ai loro danni". Così, dai traditori agli idoli, dal rapporto dei tifosi con la giustizia e i media, fino alla violenza, il tifo viene esaminato nei suoi caratteri più pregnanti e, spesso, allarmanti. Un esame che l’autore conclude con un monito: l’invito a fermarsi, a smettere di tifare per tutto e a ogni costo, "prima che qualcuno profitti di tutta questa confusione per portare via il pallone".